Il Val Venosta e la nascita di un nuovo mito

La sera di sabato 9 ottobre 1999, al Filatoio, eravamo in 1.427. Avevamo l’impudenza dei giovani: lo eravamo anagraficamente (ma dai?) e hockeisticamente (perché la Valpe era tornata in Serie A dopo sedici anni).
Era la terza di campionato. Il sabato precedente, al debutto, i biancorossi avevano sbranato lo Zoldo 15-0. Ben più interessante la gara del martedì, quando Marziale, Stevanoni e Scapinello avevano ribaltato il risultato contro il Renon: 3-1.
Battere il Val Venosta voleva dire volare in testa alla classifica con sua maestà il Bolzano e con l’Asiago di Topatigh. Nulla di simile era mai accaduto, nelle poco esaltanti esperienze precedenti nel massimo campionato.
Certo, era una Serie A strana: 15 squadre, un solo straniero, divari pazzeschi tra le più forti e le ultime della classe. Valpe e Val Venosta – sulla carta – erano nel gruppone di mezzo. Con i gialli (o viola) venostani un gradino più avanti, visto che la stagione precedente avevano regolato spesso e volentieri i biancorossi.
Quando il difensore Pircher, al 2’55”, sfruttò la prima superiorità numerica concessa dall’arbitro Masè, qualcuno mugugnò: ci risiamo. Ma Olivo mostrò che anche i difensori biancorossi sapevano segnare. E poi fu il giovane Melotto a trovare lo spiraglio, ben imbeccato da De Zordo e Scapinello.
Che si potesse vincere, al primo intervallo, era una prospettiva credibile. Che potesse nascere un nuovo mito, invece, era tutt’altro che scontato.
Lo straniero di quella Valpe era un italo-americano di Providence, nel Rhode Island, che l’anno prima, in Serie A, era stato un comprimario nel Courmaosta. Veniva considerato uno sniper, uno da gol, ma aveva un torto (suo malgrado): aver tolto il posto all’amatissimo Petr Vašičko, uno dei giocatori più eleganti che abbia mai visto solcare il ghiaccio torrese. Ralph Marziale, invece, pattinava con il sedere basso e non sembrava capace di scaldare i cuori.
Scelse quella sera, per dimostrarci che avevamo torto. Con la sua andatura caracollante, le sue movenze un po’ trasandate, ribadì in rete una stoccata di De Luca. Poi tramutò in oro il lavoro di Tremolaterra. Infine mise a sedere Martin Rizzi con una magia resa immortale da una foto scattata da dietro porta (che riprendo dal libro Hockey Valpe. 70 anni di emozioni). Finì 5-1 e la Valpe volò in testa alla classifica.
La settimana successiva Marziale ebbe una (spiacevole) riprova della sua forza. Fu chirurgicamente colpito da penalità partita per una rissa a cui non aveva neppure partecipato, in quel di Brunico, guardando gli altri azzuffarsi appoggiato alla porta. Niente da fare. Doccia anticipata. Ai microfoni di Radio Beckwith segnalò il suo pensiero sull’arbitro, usando una delle tre parole d’italiano che conosceva: e si sa quali siano le parole che s’imparano prima.
Anche da squalificato Marziale fu un “mito”, perché senza il suo unico straniero la Valpe compì l’impresa più memorabile: battere il Bolzano al Filatoio per la prima volta dopo 27 sconfitte. Ma questa è un’altra storia.
Torniamo al Val Venosta e a quella partita che issò i torresi ai vertici d’Italia. Così come il 9 ottobre 1999, questa sera mi piacerebbe tornare a casa sorridente e con un nuovo mito. Proviamo a essere 1.427 o forse qualcuno in più?

5 Comments on "Il Val Venosta e la nascita di un nuovo mito"

  1. 5-1 anche stavolta, e come pubblico qualcuno in meno… 🙂

  2. Mitico ale sempre con noi sul bus. Valpe esperienza di vita….Grazie a te per il supporto eri parte di quel sognio a cavollo di un millennio

  3. Sììì a cavallo di un millennio…..dove la Valpe aveva sfidato le lobby del ghiccio italiano…….dove un tifo spaventoso ci faceva sentire importanti. Grazie Valpellice…Grazie di avermi fatto fare parte di Te

  4. Un saluto ed un abbraccio, Andrea Grannonico

  5. Mitico Daniele Arghittu

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